Diamanda Galas announces Schrei 27 Film Collaboration

by Luke Turner

ANDY BELL from ERASURE

“Anyone that has ever had the privilege of meeting or seeing one of Diamanda Galás’ shows will know how lucky we are to have her contribute to the album [Rock Me Gently]. Her voice shoots off into outer space & weaves in & out of the synth tight-rope like supersonic warrior.”

Source: ‘Erasure’, by Andy Bell, Erasure’s official website

Estratto da “A Fire in My Belly”, di David Wojnarowicz – featuring “The Law of the Plague” di Diamanda Galàs (da Plague Mass)

E’ lunga la storia del film di David Wojnarowicz oggetto di discussione, A Fire in my Belly (Un fuoco nel mio ventre) , così come diverse sono le versioni che ne sono state realizzate e che negli anni hanno circolato.

Fu realizzata una versione di 7 minuti di A Fire in my Belly che conteneva “This is the law of the Plague”. La musica proviene dal controverso “Plague Mass”, un requiem per coloro i quali stavano morendo di AIDS, che fu eseguito nella cattedrale di Saint John the Divine, in New York nel 1991. Così come accadde per “A Fire in My Belly”, This is the Law of the Plague fu condannato dalla Chiesa (Il Cardinale John O’Connor all’epoca), che tentò di impedirne l’esecuzione.

La dichiarazione di Diamanda Galàs
2 Dicembre, 2010

Io sono la compositrice e librettista di “This is the Law of the Plague”, il lavoro per la mia messa per PWA (persone con aids), eseguita nella cattedrale St. John the Divine nel 1991 contro il volere del Cardinale O’Connor che tentò di impedirne l’esecuzione. THIS IS THE LAW OF THE PLAGUE (Questa è la legge della pestilenza) fu composta nel 1986. Presumo questa fu la composizione sulla quale si basò il film A FIRE IN MY BELLY di David, o con la quale avvertì una forte affinità, perché mi è stato chiesto di difendere il nostro lavoro. E lo farò ora.

Devo tuttavia iniziare con il fare una diagnosi comportamentale e medica della scioccante reazione della Lega Cattolica di Washington DC e di determinati membri della House of Representatives nei confronti di questo lavoro. La loro rimostranza è che l’opera “offende i Cristiani”, o qualcosa del genere, a quanto ho sentito. Ho udito molte storie, ma accantonando dalle mie supposizioni la decisione autonoma dello Smithsonian di censurare indipendentemente il lavoro o di cedere a queste organizzazioni, qui ci sono almeno tre parti colpevoli in ballo.

Quello che la Lega Cattolica e certi membri della House of Representatives presumibilmente desiderano rimuovere dalla propria coscienza sono trent’anni di condanne a morte affibbiate ai loro parrocchiani e concittadini, ai quali fu detto di non indossare preservativi, e la mancata assistenza a coloro i quali furono stigmatizzati come miscredenti e peccatori per il loro stato virale e/o omosessualità e/o condizione di tossicodipendenti.

Loro desiderano rimuovere la condotta adottata nel corso dell’epidemia, che consistette in una SOVRAPPOSIZIONE DI CHIESA E STATO, e questo è quanto il film riflette articolatamente.

A FIRE IN MY BELLY è un film SACRO. DEVE ESSERE TALE. E perché questo?

Il testo che scelsi nel 1986 a Londra era tratto dal LEVITICO, capitolo 15, LIBRO DELLE LEGGI, dal VECCHIO TESTAMENTO- il cui trattamento dell’ impuro è ivi prescritto da qualunque chiesa che adotti questo testo, e da molti legislatori che per anni vollero separare gli infetti dai non infetti. Il mio approccio liturgico al LEVITICO consiste nell’intenderlo come una marcia dei sacerdoti e dei legislatori per forzare gli impuri fuori dai cancelli della Città in depositi fuori porta, ed è illustrata con molta delicatezza dalla rappresentazione di un Cristo crocifisso coperto di formiche. Le formiche sono solo uno di molti insetti e animali che ricoprirebbero un uomo esiliato dal suo villaggio e depositato in un lebbrosario. Ci sarebbero anche vermi e ratti e corvi. David fu delicato, devo ribadirlo.

Ricordo i dottori che mi dissero di essere persuasi che questa fosse la prassi da adottare, e questo accadeva nel 1993. C’era Plum Island, dopotutto, e altri posti in cui i contagiati potevano essere alloggiati.

Ecco a voi, Cattolici e House of Representative, qui è il VOSTRO STESSO TESTO scritto tanto tempo fa e praticato negli USA, a un livello brutale in questo stesso paese per trent’anni, e a un livello BEN PIU’ brutale ora nei paesi dell’Africa e del Medioriente, fra gli altri. Non si dimentichi come gli omosessuali iracheni vengono puniti con il “hum” (colla anale), che sigilla l’ano e, in combinazione con l’ingestione forzata di lassativi, causa l’esplosione del colon.

Ecco a voi, Protettori del Bene Pubblico, e Buon Natale a tutti voi!

LEVITICO CAPITOLO 15 dal VECCHIO TESTAMENTO
Qualunque uomo sia affetto da una pestilenza,
in virtù della sua affezione costui è impuro.
Ogni letto sul quale giaccia è impuro
Tutto ciò su cui si segga, impuro.
E chiunque tocchi il suo letto sarà impuro,
e colui il quale si segga dov’egli si è seduto sarà impuro.
E colui il quale tocchi la pelle dell’impuro diviene impuro
E colui sul quale l’imputo sputi diventa impuro.
E chiunque tocchi qualunque cosa sia stata sotto di lui sarà
impuro.
E qualunque sella egli usi per cavalcare è impura
E il vaso di terra che egli tocchi, impuro.
E il seme che fuoriesca dall’impuro nella copulazione,
esso è impuro.
Ogni indumento, ogni pelle sulla quale si poggi il seme, impuri
E la donna con la quale questi giaccia sarà impura.
E chiunque la tocchi sarà impuro.
Questa è la legge della pestilenza:
insegnare quando è puro e quando è impuro.
E il sacerdote esaminerà la piaga,
in cerca di una bolla, di una crosta, o di un bubbone.
E il sacerdote rinchiuderà chi sia affetto dalla pestilenza.
Egli li condurrà in un luogo impuro.
Egli li separerà nella loro impurità.
Questa è la legge della pestilenza:
insegnare quando è puro e quando è impuro.

Eseguii Plague Mass in Italia nel 1989 a Poggio a Caiano, e fui chiamata eretica dal PARTITO DEMOCRISTIANO, guidato da Rinaldo Innaco. Non mi fu permesso di esibirmi in quel paese per molti anni. Rimasi scioccata e profondamente offesa. Da greca, l’Italia era stato il paese che mi aveva da sempre accolto più calorosamente, e le nostre culture sono molto vicine. Restai sorpresa della considerevole mole di pubblicità che mi ritraeva come nemico di Cristo.

MA CRISTO NON ERA CRISTIANO!!!!!
ERA UN VISIONARIO E UN COMBATTENTE CHE VOLLE CHE LE PORTE DEI SANTUARI FOSSERO APERTE AI MALATI, E PER QUESTO FU ASSASSINATO DAI LEGISLATORI

La parola “santuario” si basa sull’espressione ithiateron thomaion, che significa “porto sicuro, stanza privata, uno spazio tutto per sé”. E inoltre basata sull’espressione greca ieros assilon, che significa “sacro rifugio”, un rifugio dai predatori. Chiamare l’esposizione Hide/See: Difference and Desire in American Portraiture (nascondi/mostra: Differenza e Desiderio nella Ritrattistica Americana), per poi rimuovere da essa questo lavoro perché è troppo sgradevole, mi colpisce e mi sconvolge profondamente. Questo film è forse un insulto allo spirito del borghese Natale di signorine pizzi e merletti?, al suo albero di Natale e alle sue amichevoli decorazioni luminose che sussurrano “Auguri a tutti”?

Il video fu rimosso. La croce è un simbolo della CRUCIFISSIONE, una delle torture più crudeli al mondo. È una condanna a una lenta, orribile morte, nella quale la Colonna vertebrale si spezza e gli organi cedono. Essa è la tortura per i peggiori fuorilegge – l’uomo che protestò perché a malati e poveri non era permesso entrare in chiesa per il crimine di essere percepiti come IMPURI, piuttosto che immacolati e ricchi, per la sua difesa del concetto di una chiesa che FOSSE il santuario dei malati, piuttosto che una cittadella per il ricco uomo con famiglia, che viene a scambiare inviti per il tè o per altre serie questioni del genere con ALTRI uomini con famiglia.

David Wojnarowicz era un grande artista che morì di un’atroce morte nel 1992. Era uno dei periodi peggiori in questo paese per le persone affette da AIDS. Mio fratello, Philip-Dimitri Galàs, morì sei anni prima di lui della stesa malattia a San Diego. NON VI ERA ALLORA ALCUNA SPERANZA PER CHI AVESSE CONTRATTO QUESTA MALATTIA. Allora cosa c’è di così scioccante nella verità ora, nel 2010? Ricorda forse al clero e ai legislatori il significato della croce: PUNIZIONE E CRUDELTA’ SELVAGGIA, e va a guastare il PIACEVOLE e AMICHEVOLE CALDO spirito natalizio?

CHI in paesi diversi dal nostro sta morendo di morti orribili per AIDS a Natale? Il Natale accade una volta all’anno.
E LA VOSTRA VITA? Non vi accade che una volta.

Diamanda Galás
New York, 2 Dicembre 2010

DEFIXIONES, WILL AND TESTAMENT

Created and performed by Diamanda Galás

 

DEFIXIONES refers to the warnings engraved in lead which were placed on the graves of the dead in Greece and Asia Minor. They cautioned against moving or desecrating the corpses under threat of extreme harm.

WILL AND TESTAMENT refers to the last wishes of the dead who have been taken to their graves under unnatural circumstances.

CONCEPT:

The concert material in this song cycle includes music set to the texts of the Armenian poet/soldier Siamanto; the Belgian/French poet Henri Michaux; the Syrian/Lebanese poet Adonis; the rembetika songs of Sotiria Bellou; the Anatolian Greek Amanedhes; the blues music of the American musicians Bozie Sturdivant and Blind Lemon Jefferson, and the sacred songs of the Deep South. A new addition to the song cycle is a striking piece written by Galás called “The World Has Gone Up In Flames”, which premiered at Royce Hall (UCLA) November 2001. Galás warns that, even in death, those that were chosen to die have not been defeated nor are they forgotten. “My death is written in a rock that cannot be broken.”

The work is concerned with the poet/author living in exile, away from his homeland. DEFIXIONES, WILL AND TESTAMENT speaks for individuals who have had to live as outlaws, as they were treated as outlaws; and for those who have had to create houses out of rock.

DEDICATION:

DEFIXIONES, WILL AND TESTAMENT is dedicated to the forgotten and erased of the Armenian, Assyrian, and Anatolian Greek genocides which occurred between 1914 and 1923.

 

 

THE ALBUM

LIBRETTO

RESEARCH

GALLERY

 

Diamanda Galás Opens Tour at Seattle’s Neptune Theatre

by Diane Webb

THE ART OF ANATOLIAN GREEKS (ITALIAN TRANSLATION)

Il 19 Gennaio, 2008, lo scrittore/studioso di genocidio Desmond Fernandes ha presentato un testo scritto da Diamanda in occasione di un evento commemorativo per Hrant Dink, il Capo-Editore del giornale biligue Turco-Armeno, Agos, che fu assassinato a Istanbul un anno fa da un nazionalista turco. Il tributo si tenne davanti alla Casa Del Parlamento a Londra. Il discorso di Diamanda è stato in seguito letto durante una breve presentazione fatta da Desmond Fernandes una lettura in memoria di Hrant Dink presso la London’s House of Commons il 21 Gennaio, 2008.

Il discorso di Diamanda:

Più tempo s’impiegherà porre all’attenzione generale il mandato di assumere come “Turco” quanto vi sia di buono- e buono tutto ciò che è Turco, più tempo sarà necessario alla riparazione della disinformazione culturale economicamente supportata e diffusa da quelle istituzioni e persone in Turchia, le quali, usando come un mandato criminale la necessità di tradurre tutte le arti orali (canti, poesia, teatro, e altre pratiche rituali umae) in Turco prima di poter avere luogo in pubblico, di fatto compiono in questo modo una ripulitura dei nomi degli originari detentori, rivendicandole come invenzione e innovazione Turca.

Dal momento in cui l’arte è eseguita in Turco, allora essa può essere rivendicata come Turca, e di conseguenza come una forma d’arte turca. Con i legittimi proprietari censurati, sotto controllo, o in prigione per aver eseguito il proprio lavoro illegalmente (ovvero nella propria lingua), esso può tranquillamente essere depositato sotto la voce “anonimo” o un nome turco, in un caveau protetto e proclamato tesoro etnicamente inviolato, e questo con l’aiuto dei buoni amici della Turchia, America e Israele.

Non è certo un mistero che Greci, Armeni, Assiri e Curdi fossero tenuti per secoli a fornire i loro bambini e giovani uomini alla milizia Turca (al fine di assicurare protezione alle proprie famiglie e proprietà dalla Repubblica Ottomana, per esempio), ma questo arruolamento includeva anche compositori musicali, interpreti, cantanti, poeti, e così via, che NON erano autorizzati a eseguire in altra lingua che in turco. Successivamente, quando le loro braccia erano portate via, e mano mano che venivano mandati al macello, i lavori che si lasciarono alle spalle erano proclamati turchi, come lo è stata Santa Sofia, la scultura greca e assira, e la poesia armena.

Nel caso lampante del grande udista Udi Hrant, egli non può essere ascoltato su una registrazione in cui canti in armeno, sebbene fosse lui armeno, e uno dei più famosi armeni mai vissuti in Turchia. Può essere solo ascoltato mentre canta in turco.

Le melodie degli amanes, amanethes, condivise in lungo e in largo per l’intera Grecia e Anatolia sono tuttora rivendicate da tutte le culture che siano vissute in Anatolia, dal momento che l’agorà di Smirne/Izmir era il punto d’incontro di greci, armeni, curdi, ebrei, arabi, e assiri. Tutti loro condivisero versi e cantarono questa musica “a un dio invitato dalla disperazione”. La parola “amanes” si riferisce a “mana”, o madre, in greco. In altre parole, è l’ultimo pianto del soldato sul campo di battaglia, ed è il pianto universale di colui che è solo.

Fortunatamente la parola “aman” è permessa in Turchia, ma quanto ci vorrà perché nei libri turchi di educazione musicale sia scritto che questa grande tradizione vocale è originariamente turca? Cosa allora penseranno i greci che fra 100, o anche solo 50 anni, ascolteranno Dalgas, il nostro più grande cantante di amanes?

Come figlia di un Magnate Spartano e di un’Anatolica di Smirne/Izmir, Mar Nero, e Alessandria, trovo la pulizia etnica dell’arte assurda, ma anche pericolosa. Se si dice a un armeno di rifiutare ciò che potrebbe appartenergli per diritto di nascita perché gli è in seguito insegnato attraverso la disinformazione propinata dagli istituti musicali turchi che la musica che ama non è armena ma in realtà turca, cosa gli rimane? Quanti dromoi/makams (scale) gli rimarranno da intonare? Questo è vero per tutte le culture menzionate prima.

La rapina non è solo furto di soldi o carne umana; essa implica l’assassinio dell’anima delle culture che presto moriranno se non hanno più canzoni da cantare. Specialmente nel deserto. E la sopravvivenza nel deserto è di provata pericolosità.

Translation by an Italian fan of Diamanda

Twist and Shout

By Dorothy Max Prior
Summer 2011

Tribute Art

MIKE PATTON / FAITH NO MORE

“Diamanda Galás, the avant-weird performance artist… ‘The devil’s wife,’ someone calls her. Faith No More loves Diamanda Galás…”

Source: ‘Faith No More, Something Weird This Way Comes ‘, by Daina Darzin, Faces Magazine, 1990