Music in Review; Diamanda Galas

By Bernard Holland

The Kitchen 512 West 19th Street

Diamanda Galas’s “Plague Mass” has a pliancy that allows it to shrink or swell on demand. In October, Ms. Galas staged her raging one-woman jeremiad about AIDS at the Cathedral of St. John the Divine, using the size and vast echo of this church to achieve a kind of distant grandeur — a cryptoliturgical ambiance colored by the sensationalism of a stadium rock concert.

Now she has taken her 12-part recitation of singing, shrieks, expectorating shouts and mumbles to the Kitchen. The first performance was on Wednesday evening, and Ms. Galas can be seen again tomorrow, Tuesday, Thursday and next Saturday.

In this decidedly smaller space, Ms. Galas retains the basic props of altar, pulpit and baptismal font (from which she bathes herself with symbolic blood). There are also the carefully honed lighting and recorded accompaniments. The first casts her bare-breasted body in various lurid colors. The second offers pounding drums, hospital-like sound effects and Ms. Galas’s own voice, with the latter offering occasional respite from her intense real-time labors.

Extravagance is Ms. Galas’s stock in trade; anger is her fuel. Her resentment — toward an unjust God, a prejudiced clergy and a persecuting public — is released by an original style that grows directly from black gospel music and preaching, in which traditional barriers between song and raw emotion are breached. At her best, Ms. Galas offers a hair-raising sense of anguish and is probably more suited to this smaller, subtler space — one that permits moments of quiet bewilderment to go along with the screams of pain.

The edge of violence in every sound Ms. Galas makes expresses both her great purgative powers and her spiritual limitations. For she operates here in a world where healing is needed and there is little healing in hatred and indignation alone. Violence takes no sides. Like a stray dog, it is ready to take up with the next master who comes along.

Source.

IL VAMPIRO GRECO: MONITO AI NEMICI DEGLI ARTISTI

Mi ha colpito il fatto che in questi ultimi anni le recensioni delle esibizioni di molti dei miei colleghi fossero precedute da premesse come “Sebbene abbia orma 45 anni, offre ancora una interpretazione potente”, oppure “Per quanto invecchiato nell’aspetto dall’ultima volta che l’abbiamo visto, ancora riesce a risultare convincente”. E’ tempo ora che io dica le seguenti parole agli anemici cretini che scrivono queste meschine recensioni di virtuosi: “Limitatevi a recensire la vita delle piante e lasciate le Streghe in pace”.

Un vero performer, come Liszt, come Horowitz, come Birgit Nillson, spesso gode di una carriera estremamente lunga —- e seguiterà ad esibirsi ancora molto tempo dacché la vostra vita è stata ridimensionata dall’aver inciampato sulla bicicletta di vostro figlio ed esservi impalati sull’albero di Natale di vostra moglie.

Un grande performer è un vampiro. Ci siamo allenati per essere tali. Ci siamo allenati per accedere al Pantheon. Certo siamo puniti per questo, ma non più dagli Dèi, che per sempre si sono ritirati nella disperazione — così tenue è il loro riflesso sugli umani che un tempo misero alla prova — ma dalle piccole menti di guardoni paralizzati, che sono incapaci di discutere il nostro lavoro a qualunque livello, né a livello letterale, e ora neppure a livello figurativo.

Se un interprete appare sul palcoscenico calvo o con i capelli bianchi dopo che per dieci anni non lo avete visto, questo non è argomento di critiche per una recensione musicale. Voglio citare Gregory Sandow, il quale scrisse che se anche Charlie Parker si fosse esibito vestito delle sue sole mutande — sarebbe stato irrilevante alla luce di come suonava.

Liszt si esibiva con lunghi capelli bianchi, il maestro del piano, e non meno bene per via della sua età. Vladimir Horowitz e Arthur Rubenstein, e Mary Lou Williams furono maestri solo pochi giorni prima di morire. Sonny Rollins non può essere condannato a una tomba abitata da piccole menti che attendono in agguato la preda morta di fresco. E’ per sfuggire a tali vermi che scegliamo di essere cremati.

Non potete giustiziare mortali superiori perché desiderate rimpiazzarli con modelli per negozi da due soldi, a prescindere da quanto redditizio ciò possa sembrare. I Giovani Leoni (The Young Lions), una brigata di giovani uomini talentuosi, I Giovani Turchi – fu imposta da Wynton Marsalis — alla sua stessa razza — per escludere gli innovatori neri che erano stati suoi insegnanti. Ma un giorno “I Giovani Leoni” invecchieranno, ma saranno sdentati, privi di vigore, senza una canzone da cantare— e incapaci di spiccare per innovazione. Essi non saranno annoverati fra i maestri perché sono stati e sono tutti imitatori, in lotta per un trono in Etiopia, che non li riconosce come cittadinanza.

L’attenzione della strega si concentra sulla produzione di un nuovo modo di esprimersi, un nuovo sviluppo della canzone, una nuova lotta, l’immolazione di una vita se ciò è necessario alla creazione di un capolavoro. La grande strega Mary Anne Amacher, che fu abbattuta solo da un banale incidente, aveva la casa colma fino al tetto di lavori senza pari e dormiva sul pavimento di ogni studio a cui era invitata in tutto il mondo— e continuò negli anni a creare lavori ancor più bizzarri.

La vampira sa che solo sangue nuovo la sosterrà. Nuovo sangue, nuova ricerca, nuovo studio sul linguaggio, e volenterosa decostruzione e ricostruzione, nuova metrica, nuovi arrangiamenti, nuova scrittura, difficili performances— che più tardi divengono le più grandi—attraverso la perseveranza.

Voi che aspettate il ticchettio dell’orologio per poter un giorno proclamare che uno di noi si sta incamminando verso il viale del tramonto, dovreste piuttosto immaginare la vostra vita, che si sta dissolvendo dietro di voi, come un riflesso delle vostre parti basse, misere, pendenti, come i fianchi di un animale legato, da troppo tempo privo di cibo, solo e senza amore.

Guardatevi dal vampiro, schiavo solo della propria immaginazione, non la nuova razza di farfalle spillate che decora la vostra vita.

Perché la genialità non è una malattia che possa essere ordinata a rate, né allo stesso modo eliminata.

Mentre tu sei incatenato al tuo steccato, prega che il vampiro non divenga un giorno troppo affamato proprio lì, nel tuo paese, afferri la tua coda con i denti e ti spelli vivo.

IL VAMPIRO GRECO

DIAMANDA GALÁS, 2010

Italian translation by Luca Zanchi

Diamanda Galás – review (Royal Festival Hall, London)
By Maddy Costa

Somewhere out there is a parallel universe in which Diamanda Galás has a perfectly conventional, dazzling career as a mezzo-soprano. And another in which she is a reasonably straightforward blues-rock star: Tina Turner and Patti Smith rolled into one. And, no doubt, another in which she is entirely unknown: too singular, too demanding for any record label or music venue to risk putting her before an audience.

The imperious woman shrouded in Stygian gloom at the Royal Festival Hall contains all these possibilities and myriad more. Her first song, a poem in Italian by Cesare Pavese, whose title translates as Death Will Come and Will Wear Your Eyes, gives some indication of her range: over piano notes that tilt and quiver as though alarmed by their proximity to each other, she shifts from a soprano at once airy and muddy, to a bass so fierce the acoustic cowers. At one point she begins to wail, and sounds like a procession of Greek women at a funeral.

What follows is a contemplation of death in Spanish, Greek, German, English and French, embellished with trills and shrieks and strangled cries, sensual moans and the cackles of hags. Of course she’s showing off – but mostly Galás puts that extraordinary vocal technique to the service of narrative. Without understanding the words, you can sense Nazi destruction in her setting of a poem by German writer-surgeon Gottfried Benn, appreciate that an entire life is splayed before you in Jacques Brel’s Fernand. Sometimes her performance feels too emotionally cool, then you remember that her subject is death, and understand that this isn’t coldness, it’s confrontation: a refusal to be either maudlin or scared. That alone is electrifying.

Source.

Diamanda Galás

By: Falling James

LA Weekly, March 28, 2017

Read here: http://www.laweekly.com/event/diamanda-galas-8027872

Ant Rap (On David Wojnarowicz and Diamanda Galás)

by Tony Phillips

IHSAHN from EMPEROR (Norwegian Black Metal composer)

“The purity of and strength of that expression that [Diamanda Galás] does just with her voice and a piano, it really reminds you of where the energy of things really comes from.”

Source: Decibel magazine

A FIRE IN MY BELLY STATEMENT (SPANISH TRANSLATION)

La compositora y artista avant-garde Diamanda Galás fue inspiración para el videoarte de David Wojnarowicz. A Fire in My Belly [Fuego en mi Vientre], y su música fue parte de una edición de siete minutos, de los 13 minutos de la obra, realizado después de que Wojnarowicz muriera en 1992. Galás escribió una declaración respondiendo a la eliminación de la versión de 4 minutos de A Fire in My Belly esta semana por el Instituto Smithsoniano. Ella esperaba que la declaración fuera leída en público en la protesta del jueves por la noche fuera de la Galería Nacional de Retratos, aunque no fue leída. Ella le permite a Arts Desk publicarlo.

Yo soy la compositora y libretista de THIS IS THE LAW OF THE PLAGUE [ESTA ES LA LEY DE LA PESTE] la obra de mi misa para Personas con SIDA, realizada en ST. JOHN THE DIVINE en 1991 contra los deseos del Cardenal John O’Connor, quien trató de impedir esta performance.

THIS IS THE LAW OF THE PLAGUE, fue compuesta en 1986. Presumo que fue esta composición musical en la que se basó el film de David, FIRE IN THE BELLY, o por la cual sintió una fuerte afinidad, porque se me ha pedido que defienda nuestro trabajo, esta colaboración. Y lo haré ahora.

Debo comenzar, sin embargo, haciendo un diagnóstico médico y de comportamiento de la impactante reacción de la Liga Católica de Washington DC, y de ciertos miembros de la Cámara de Representantes ante esta obra. Su queja es que la obra “ofende a los Cristianos” o eso he oído. He oído muchas historias, pero en función de esta suposición y de la propia decisión del Inst. Smithsoniano de censurar de manera independiente la obra, o ceder ante estas organizaciones, hay aquí, tres posibles culpables.

Lo que la Liga Católica y ciertos miembros de la Cámara presumiblemente desean eliminar de sus consciencias, son treinta años de sentencias de muerte dictadas a sus feligreses y ciudadanos, a los que se les dijo no usar condones, y el maltrato de aquellos estigmatizados como pecadores y herejes por su condición viral y/o su homosexualidad y/o su condición de adictos a las drogas.
Ellos desean eliminar la INSEPARABLE conducta de la IGLESIA Y ESTADO durante la epidemia, que esta película refleja articuladamente.

FIRE IN THE BELLY es un film SAGRADO. DEBERÍA serlo. ¿El por qué?

El texto que elegí en 1986 en Londres, fue extraído del cap.15 del LEVÍTICO, EL LIBRO DE LAS LEYES, del ANTIGUO TESTAMENTO – cuyo tratamiento de los impuros está proscripto en este caso por cualquier iglesia que cuente con este texto y por muchos legisladores que por años han buscado separar los infectados de los no infectados. Mi tratamiento litúrgico del LEVITICO se trata de una marcha de los sacerdotes y los legisladores forzando a los impuros desde las puertas de la Ciudad hacia recintos en las afueras, y fue muy cuidadosamente ilustrado por la representación de David, del Cristo crucificado cubierto de hormigas. Las hormigas, son sólo uno de los muchos insectos y animales que pueden cubrir a un hombre, apartarlo de su ciudad y depositarlo en un asilo de parias. También podrían ser gusanos, ratas y cuervos. David fue amable, debo insistir.

Recuerdo a los médicos que me dijeron que ellos creían en que era este el modo a seguir, y esto fue en 1993. Había uno en Plum Island, después de todo, y en otros lugares en dónde el contagio puede ser alojado. Aquí está, Católicos y CÁMARA DE REPRESENTANTES, SU PROPIO TEXTO escrito hace mucho tiempo atrás y practicado en Estados Unidos en un grado brutal durante treinta años y con un grado MUCHO más brutal ahora en los países de África y el del Medio Oriente, entre otros. No debe olvidarse el castigo de los homosexuales Iraquíes con el “hum” (pegamento anal), que pega el ano cerrándolo, y, en combinación con la ingesta forzada de laxantes, el colon explota.

Aquí, Protectores del Bien Público está su texto y una Feliz Navidad para ustedes !
LEVÍTICO CAP. 15 del ANTIGUO TESTAMENTO.

Cualquier hombre que arroje semen de su cuerpo, será impuro.

Cualquier lecho donde ese hombre se acueste y cualquier mueble donde se siente, serán impuros.
El que toque su lecho deberá lavar su ropa, se bañará con agua y será impuro hasta la tarde.
El que se siente en un mueble donde se haya sentado ese hombre, deberá lavar su ropa y bañarse con agua, y será impuro hasta la tarde.

El que toque el cuerpo del hombre que tiene el flujo, deberá lavar su ropa y bañarse con agua, y será impuro hasta la tarde.

Si el enfermo escupe a una persona pura, esta deberá lavar su ropa y bañarse con agua, y será impura hasta la tarde.

Toda montura sobre la que haya montado el enfermo, será impura.

Cualquiera que toque algún objeto que haya estado debajo de él, será impuro hasta la tarde.

Y el que transporte ese objeto, deberá lavar su ropa y bañarse con agua, y será impuro hasta la tarde.
El que haya sido tocado por alguien que padece de ese flujo y no se haya lavado cuidadosamente las manos, deberá lavar su ropa y bañarse con agua, y será impuro hasta la tarde.
La vasija de barro que toque el enfermo deberá ser rota, y cualquier otro utensilio de madera deberá ser lavado con agua.

Si el hombre que tiene el flujo se cura, contará siete días para su purificación.

Entonces lavará su ropa, se bañará en el agua de un manantial, y será puro. Al octavo día, se procurará dos torcazas o dos pichones de paloma, irá a presentarse delante del Señor, a la entrada de la Carpa del encuentro, y los entregará al sacerdote.Este los ofrecerá, uno como sacrificio por el pecado y el otro como holocausto. De esta manera, el sacerdote practicará el rito de expiación delante del Señor, en favor de ese hombre, a causa de su flujo.Si un hombre tiene una eyaculación, lavará con agua todo su cuerpo, y será impuro hasta la tarde. La ropa o el cuero sobre los que se haya derramado el semen, deberá ser lavado con agua y será impuro hasta la tardeY si un hombre tiene relaciones sexuales con su mujer, los dos se bañarán con agua y serán impuros hasta la tarde.

Yo representé Plague Mass en Italia en 1989 en Pogio a Caiano y fui llamada hereje por el PARTIDO DEMOCRATA CRISTIANO, dirigido por Rinaldo Innaco. No me fue permitido representarlo en el país por muchos años. Yo estaba muy ofendida y sorprendida. Como Griega, Italia es el país en el cual he sido siempre bienvenida y nuestras culturas son muy cercanas. Me sorprendió la enorme cantidad de publicidad, la cual me cuestionaba como enemigo de Cristo.

PERO CRISTO NO ERA CRISTIANO !

EL ERA UN VISIONARIO Y UN LUCHADOR QUE DESEABA ABRIR LAS PUERTAS DE LOS SANTUARIOS AL ENFERMO. Y POR ESTO EL FUE ASESINADO POR LOS LEGISLADORES.

La palabra ‘santuario’ tiene su base en la expresión Griega ithiateron thomation, que significa ‘puerto seguro, sala privada, un espacio de uno mismo’. También se basa en la expresión Griega ieros assilon, que significa ‘asilo sagrado’, un asilo de predadores.

Llamarle a la exhibición Ocultar/Ver: Diferencia y Deseo en el Retrato Americano y excluir esta obra de allí porque resulta demasiado desagradable, me parece realmente sorprendente. ¿Es este film un insulto al espíritu del pan blanco navideño, a su árbol de Navidad y sus lucecitas tintineantes que suspiran “Buen ánimo a todos y cada uno” !?

El video fue retirado. La cruz es un símbolo de la CRUCIFICCIÓN, en medio de las más cruentas torturas en el mundo. Esta es la sentencia de una lenta y horrenda muerte en la que la columna vertebral se quiebra y los órganos se rompen. Esta es la tortura para el peor de lo delincuentes – el hombre que protestó por los enfermos y los pobres, no fue permitido dentro de la iglesia, por el delito de ser percibido como IMPURO, antes que “prístino”, y adinerados en apoyo de que la iglesia SEA un santuario para los enfermos, antes que una ciudadela para le hombre de familia rica, quienes vienen a cambio de invitaciones para el té y otros asuntos serios con OTROS hombres de familia rica.

David Wojnarowicz fue un gran artista que tuvo una terrible muerte en 1992. Este fue uno de los peores momentos en este país para la gente con SIDA. Mi hermano, Philip-Dimitri Galás, murió seis años antes que él en 1986 de la misma enfermedad en San Diego. EN ESE ENTONCES NO HABIA ESPERANZA DE NINGUNA NATURALEZA PARA ESTA ENFERMEDAD.

Entonces, ¿qué resulta tan impactante sobre la verdad ahora en 2010? ¿Recuerdan el clero y los legisladores lo que la cruz representa: CASTIGO Y SALVAJE CRUELDAD, y afearse con el AMABLE y AMISTOSO espíritu navideño?

¿QUIÉNES en otros países además del nuestro están sufriendo horribles muertes por SIDA estas Navidades?

La Navidad viene una vez al año.

¿Y TU VIDA? Esta llega a ti pero sólo una vez.

Diamanda Galás
NYC, 2 de Diciembre 2010

-Translated by Escarlatine, with excerpts from Yaxkin.